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la storia dei trabocchi teatini

La Storia

 

Ci sono tante e diverse ipotesi sull’origine dei trabocchi, alcuni storici propongono addirittura che derivi dall’ingegnosità del popolo dei fenici.
Sicuramente fra i più antichi manoscritti che parlano dei trabocchi abruzzesi troviamo quello di Padre Stefano Tiraboschi dell’Ordine Celestiniano: questi, nel “Vita Sanctissimi Petri Celestini”, descrivendo la permanenza di Pietro da Morrone presso il Monastero di San Giovanni in Venere (1240-1243), raccontò le visite di quest’ultimo sul belvedere per ammirare il mare sottostante “punteggiato di trabocchi”.

Altri studiosi attribuiscono la paternità dei trabocchi ad alcune famiglie francesi che si trasferirono in Abruzzo in seguito al devastante terremoto della Capitanata di San Severo (Foggia) nel 1627; le forti scosse generarono un forte maremoto che devastò le coste abruzzesi causando migliaia di morti.

Altre ipotesi propongono la paternità di tali ingegnose macchine all’astuzia di taluni agricoltori che, per necessità, furono costretti a dedicarsi alla pesca eliminando le incognite legate all’uso della barca.
Altri ancora sostengono che la loro costruzione sia dovuta all’insediamento di famiglie Ebree intorno alla fine del XVIII secolo.

Una supposizione particolarmente fondata fissa l’origine dei trabocchi nel 1700 circa, quando, in seguito ad una grande opera di disboscamento delle coste teatine per far posto alle coltivazioni, fu impiegata della manovalanza dalmata, trasferitasi sul posto insieme alle proprie famiglie. Il gruppo più numeroso fa riferimento al cognome “Vri” che, in futuro, venne modificato in “Verì”. Non a caso, anche ai giorni nostri, questo è il cognome che più ricorre fra i proprietari dei trabocchi della costa abruzzese.

Anche per il nome ci sono varie opinioni: alcuni sostengono che derivi dal “trabocchetto” che si tende ai pesci che, ignari della presenza della rete sul fondo, vengono catturati tirandola verso l’alto. Altri dichiarano che derivi dal sistema di comando che aziona le funi. Secondo alcuni il termine deriverebbe dalla somiglianza con il torchio utilizzato nei frantoi per la spremitura delle olive.

Il grande poeta pescarese Gabriele D’Annunzio restò molto affascinato dai trabocchi, al punto da voler affittare nel 1889 una villa nei pressi del trabocco Turchino di San Vito Marina. Nel suo celeberrimo romanzo “Il Trionfo della morte” del 1894 ritroviamo un’attenta e memorabile descrizione di tali macchine meravigliose.

In origine, lo scopo fondamentale del trabocco è quello di permettere una pesca senza doversi inoltrare in mare con delle imbarcazioni, sottraendosi dunque alle avverse condizioni meteo-marine della zona. La rete (a bilancia – vedi caratteristiche) viene inabissata con l’ausilio delle grandi antenne ed un complesso sistema di corde per poi venire issata quando si avvista il passaggio di un branco di pesci. Si tratta di una pesca “a vista”, che sfrutta i flussi di pesci che si muovono lungo gli anfratti della costa; una volta intrappolati i pesci, sono almeno due gli uomini che si occupano di issare prontamente la rete mediante l’azionamento dell’argano, mentre altri due sono di vedetta per l’avvistamento dei branchi.

Strutturalmente, con il passare del tempo, i trabocchi hanno subito un alleggerimento costitutivo mediante l’impiego di travi più sottili. Come già accennato, dopo la seconda guerra mondiale i trabocchi vivono un progressivo e costante abbandono – con conseguente perdita di maestranze costruttive e manutentive – dovuto soprattutto all’introduzione di nuovi tecniche di pesca. Alcuni anni fa assistiamo alla loro riscoperta in qualità di eccezionale attrazione culinaria e turistica. Nel corso dei secoli dunque il trabocco, da mezzo di sostentamento di intere famiglie di pescatori, è diventato il simbolo distintivo della costa abruzzese.

Alcuni trabocchi sono stati ripistrinati negli ultimi anni sfruttando dei finanziamenti pubblici, come ad esempio la legge regionale abruzzese n.99 del 16/9/1997. Diversi trabocchi, distrutti dalle mareggiate e mai ricostruiti, sono stati inseriti nel piano demaniale di alcuni comuni e ricostruiti come erano un tempo.

Alcune immagini storiche dei trabocchi della costa teatina